mangiare_per_vedersiCome mai per incontrare amici e parenti fissiamo appuntamenti a pranzo, a cena o all'aperitivo? Detta così sembra una domanda strana, ma a pensarci bene gli incontri si svolgono quasi sempre intorno al cibo.
Probabilmente tutto ha origine dall'antica usanza di offrire cibo agli ospiti. Nel passato, quando il cibo era scarso veniva usato come dono verso il prossimo.
Al giorno d'oggi si è perso un po' l'antico significato, almeno per noi che facciamo parte di quella piccola percentuale di popolazione mondiale che ha cibo in abbondanza, ma gli incontri continuano a ruotare intorno al cibo.

Alcuni sanno bene come sfruttare questa occasione, per esempio le cene di lavoro. Mangiare, cose buone intendo, da una certa soddisfazione sensoriale che distoglie dalla conversazione. E le cene di lavoro vengono organizzate apposta per questo. Alla fine della cena, anche se la conversazione ha avuto la peggio, hai la sensazione di una certa soddisfazione. Non è una cosa che riesci a percepire con la mente cosciente, credo sia una di quelle cose che rimangono nel substrato del cervello. Comunque vada alla fine avrai un buon ricordo della serata/pranzo che magari si è svolto in un bel ristorante e con delle portate molto ricercate.

In alcune occasioni invece ho l'impressione che il cibo venga usato usato come contenitore per i momenti di silenzio. Quando si conversa si può parlare o ascoltare, ma per assimilare i discorsi bisogna anche ragionarci un po' sopra e pensare. Ma il silenzio è un po' difficile da gestire e forse il cibo aiuta a camuffarlo, come quando ci si gratta il naso oppure si sistemano i capelli o si fa un colpo di tosse, azioni inutili e fatte solo per coprire un momento di silenzio che, non dovrebbe essere un problema, ma ci mette in imbarazzo.

Altra cosa è in ivece l'offerta forzata di cibo, in alcune occasioni diventa difficile rifiutare quello che viene offerto. Non serve a niente dire: "sono qui per vedere te, sono contento di essere qui, ma in questo momento non ho fame". Alcuni si offendono e non capiscono che è più importante la loro compagnia del cibo che vorrebbero offrire. E' veramente un controsenso, perchè nell'intento di far stare bene l'ospite, gli impongono di compiere un'azione che in quel momento non vuole fare.

Io non bevo alcolici, non mi piacciono, ma è difficile farmi credere. C'è sempre quancuno che mi invita ad assaggiare questo o quell'altro vino dicendo che mi piacerà sicuramente. Non capisco. Posso dire che non mi piacciono gli spinaci, e non c'è nessun problema se non li mangio, ma per il vino/alcolici non è la stessa cosa. Poi ho ascoltato un consiglio: "Prova a farti riempire il bicchiere e poi lascialo lì per tutta la sera, vedrai che nessuno si preoccuperà". Ha funzionato alla grande! Con un bicchiere di vino davanti non sono più la nota stonata del gruppo e nessuno si preoccupa di chiedermi se il vino mi sia piaciuto o meno.

Prova a incontrare gli amici in un occasione diversa dal pranzo, cena o aperitivo potresti scoprire quanto è piacevole conversare senza dover togliere loro il tempo dedicato a mangiare; oppure potresti scoprire che fino ad adesso hai usato il cibo e l'alcol per toglierti dall'imbarazzo di sostenere una conversazione.

Commenti  

0 #1 incontrarsimaria pashianti scalzo 2010-02-17 09:06
Sono d'accordo sull'analisi di Federica. Ultimamente evito di andare al ristorante, primo perché si mangia troppo e in modo poco ragionevole per il nostro corpo, secondo perché il rumore e la confusione sono davvero insopportabili, tanto che spesso non si riesce nemmeno a conversare. Magari ci fosse il silenzio, ma anche in questo caso il silenzio che intendo io non lo si trova di sicuro nelle cene sociali. Bisognerebbe rivedere totalmente i nostri stili di vita, soprattutto a tavola, ma non solo. Il nostro modo di vivere è tutto rivolto verso l'esteriorità, verso l'apparire, dimenticando chi a tavola non ci si mette proprio perché non ha di che sfamarsi: problema antico come il mondo. Un tempo, per chi se lo poteva permettere, il convivio univa cibo e conversazione in un'armonica occasione di incontro, Pensiamo al Symposium di Platone o al Convivio di Dante. Cosa non funziona oggi? Forse il fatto che abbuffiamo il corpo mentre la mente resta a digiuno di stimoli di confronto. E allora finisce che ci rimpinziamo oltre il necessario per compensare i vuoti dell'Anima. Grazie Pashianti
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