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Ombre su un muroE' una allegoria raccontata da Platone all'inizio del libro settimo de "La Repubblica" (514 b – 520 a).
Ha catturato il mio interesse perchè è un racconto incredibilmente attuale, probabilmente preso come spunto dalla letteratura e cinematografia mondiale.

Prenditi 5 minuti e leggi con interesse, sono sicuro che lo troverai illuminante.

Immagina dei prigionieri che siano stati incatenati, fin dall'infanzia, nelle profondità di una caverna. Non solo le membra, ma anche testa e collo sono bloccati, in maniera che gli occhi dei malcapitati possano solo fissare il muro dinanzi a loro.

Pensa, inoltre, che alle spalle dei prigionieri sia stato acceso un enorme fuoco e che, tra il fuoco ed i prigionieri, corra una strada rialzata. Lungo questa strada sia stato eretto un muricciolo, lungo il quale alcuni uomini portano forme di vari oggetti, animali, piante e persone. Le forme proietterebbero la propria ombra sul muro e questo attrarrebbe l'attenzione dei prigionieri. Se qualcuno degli uomini che trasportano queste forme parlasse, si formerebbe nella caverna un'eco che spingerebbe i prigionieri a pensare che questa voce provenga dalle ombre che vedono passare sul muro.Caverna

Mentre un personaggio esterno avrebbe un'idea completa della situazione, i prigionieri, non conoscendo cosa accada realmente alle proprie spalle e non avendo esperienza del mondo esterno (ricorda che sono incatenati fin dall'infanzia), sarebbero portati ad interpretare le ombre "parlanti" come oggetti, animali, piante e persone reali.
(Continua nella prossima pagina...)

Commenti  

0 #1 cavernicolipashianti 2010-01-11 23:30
:-) carissimi disconnessi
pensare che nè al liceo né all'università ho mai veramente capito il mito della caverna. Poiché la filosofia non va capita ma sentita...non con la testa ma con la pancia, con le viscere... per uscire dalla caverna bisogna accettare la propria nullità. Sono "entrata" nella filosofia di Platone e di Socrate quando ho iniziato il mio cammino spirituale.
Il passo ulteriore sta nel comprendere che il mondo ce lo disegniamo noi, che il pensiero diventa forma e che la nostra realtà è una proiezione di ciò che abbiamo dentro.
E che la vera rivoluzione la fa ciascuno di noi dentro di sé. Il riscatto dalla condizione di cavernicolo sta in un atto di fede e di Amore in se stessi e per se stessi, per la terra e per i fratelli che sono incatenati là, nella caverna. Liberiamoci dalle catene dell'ignoranza e dell'inconsapev olezza: questo è l'unica via un abbraccio Pashianti
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