Indice articoli

Van si grattò e uno sbuffo di polvere bianca danzò nella luce del sole.— Andiamo a cercarti una farmacia — disse Felix. Camminò verso la porta, seguito dagli altri sistemisti. Dopo aver aspettato che alle loro spalle si chiudessero le porte interne, Felix aprì quelle esterne. L’aria aveva l’odore e il sapore dell’erba tagliata, delle prime gocce di pioggia, sapeva di laghi e di cielo, come l’aria aperta e il mondo, un vecchio amico che non sentivi da un’eternità.
— Ciao Felix — fecero gli altri sistemisti. Se ne andavano lentamente mentre lui rimaneva inchiodato sulla cima della corta scala di cemento. La luce gli feriva gli occhi, facendoglieli lacrimare.
— Credo che ci sia uno Shopper’s Drug Mart in King Street — disse a Van. — Tiriamo un mattone alla vetrina e recuperiamo un po’ di cortisone?
— Il Primo Ministro sei tu, ti seguo.

In quindici minuti di cammino non videro un’anima viva. Non si udiva alcun suono, tranne qualche uccello, qualche lamento lontano e il vento che sibilava nei cavi sospesi dell’alta tensione. Sembrava di camminare sulla superficie della luna.
— Scommetto che allo Shopper ci sono delle barrette di cioccolato — disse Van.
Lo stomaco di Felix brontolò. Cibo. — Accidenti — disse, con l’acquolina in bocca.
Felix oltrepassò un camioncino. Sul sedile anteriore sedeva il cadavere essiccato di una donna che teneva in braccio il cadavere essiccato di un bambino, e la bocca gli si riempì di acido amaro anche se i finestrini erano chiusi e l’odore non molto forte.
Erano giorni che non pensava a Kelly e a 2.0. Cadde sulle ginocchia e vomitò. Nel mondo nuovo, la sua famiglia era morta. Erano morti tutti quelli che conosceva. Avrebbe voluto sdraiarsi sul marciapiede e aspettare di morire anche lui.
Le mani devastate di Van lo afferrarono per le braccia, tentando debolmente di sorreggerlo. — Non ora. Quando saremo al sicuro da qualche parte e avremo mangiato qualcosa, allora potrai. Ma non ora. Hai capito Felix? Non ora, cazzo.
La parolaccia riuscì a scuoterlo. Si rialzò in piedi. Le ginocchia gli tremavano.
— Ancora un isolato — continuò Van, facendosi passare il braccio di Felix sulle spalle e obbligandolo a proseguire.
— Grazie, Van. Scusami.
— Non c’è problema. Senza offesa, ma hai bisogno di farti una doccia. Urgentemente.
— Nessuna offesa.
Gli Shopper avevano un cancello metallico di sicurezza, ma era stato divelto in corrispondenza delle vetrine frontali, e anche queste erano state fatte a pezzi. Felix e Van si infilarono nel passaggio ed entrarono nel negozio buio. Alcuni degli scaffali erano ribaltati, ma oltre a questo sembrava tutto a posto. Felix e Van videro gli espositori delle caramelle di fianco alle casse nello stesso istante, ed entrambi corsero e si riempirono prima le mani e poi la bocca.
— Mangiate come dei maiali.
Si voltarono entrambi al suono della voce femminile. La donna teneva in mano un’ascia da pompiere alta più o meno quanto lei. Indossava un camice e scarpe comode.
— Prendete quello che vi serve e andatevene, ok? Non vi conviene fare casini.
Il suo mento era aguzzo, gli occhi pungenti. Sembrava sulla quarantina. Non somigliava per niente a Kelly, il che era un bene, perché Felix aveva voglia di correrle incontro e abbracciarla già così. Un’altra persona viva!
— Sei una dottoressa? — Sotto il camice indossava indumenti da sala operatoria.
— Ve ne andate? — rispose lei agitando l’ascia.
Felix sollevò le mani. — Seriamente, sei una dottoressa? Una farmacista?
— Dieci anni fa facevo l’infermiera. Ora per lo più sono una web designer.
— Ma smettila.
— Non avete mai visto una donna che sa qualcosa di computer?
— A dire il vero, chi gestisce il datacenter di Google è una ragazza amica mia. Una donna, voglio dire.
— Mi pigli per il culo — rispose lei. — Il datacenter di Google era gestito da una donna?
— È gestito — puntualizzò Felix. — È ancora online.
— Stronzate — ribatté lei, abbassando un poco l’ascia.
— No invece. Hai della crema al cortisone? Posso raccontarti tutto. Mi chiamo Felix, lui si chiama Van e ha bisogno di tutti gli antistaminici che ti sono rimasti.
— Rimasti? Felix, mio caro, qui ci sono medicine a sufficienza per cento anni. Tutta questa roba scadrà molto prima di quando si riuscirà mai a finirla. Ma mi stai dicendo che internet funziona ancora?
— Funziona. Più o meno. È questo che ci ha impegnati per tutta la settimana. Tenerla online. Anche se non credo che durerà ancora molto.
— No, non credo nemmeno io. — Depose l’ascia. — Avete delle cose da scambiare? Non ho bisogno di molto, ma cerco di tenermi su di morale barattando con i vicini. È come giocare a Civilization.
— Hai dei vicini?
— Almeno dieci. Quelli del ristorante dall’altro lato della strada fanno una zuppa niente male, anche se la maggior parte degli ingredienti è cibo in scatola. Mi hanno fatto fuori tutto il gas per il fornellino, però.
— Stai dicendo che hai dei vicini e che commerci con loro?
— Beh, in teoria. Sarei piuttosto sola senza di loro. Mi sono occupata di tutte le piccole emergenze… Ossa fuori posto, un polso spezzato. Sentite, volete un po’ di pane in cassetta e del burro d’arachidi? No ho una tonnellata. Credo che al tuo amico farebbe bene mangiare un po’.
— Sì grazie — disse Van. — Non abbiamo niente da scambiare, ma siamo entrambi due drogati di lavoro desiderosi di imparare un mestiere. Non ti servirebbero degli assistenti?
— Non proprio. — La donna fece ruotare l’ascia a testa in giù. — Ma non mi dispiacerebbe un po’ di compagnia.
Mangiarono dei sandwich e poi un po’ di zuppa. Furono quelli del ristorante a portarla, dopo che si furono presentati, anche se Felix non poté evitare di notare come i loro nasi si arricciassero quando lui si avvicinava. Chiese se ci fossero servizi funzionanti sul retro. Van entrò per farci un bagno e lui fece lo stesso subito dopo.
— Nessuno di noi sa cosa fare — disse la donna. Si chiamava Rosa, e aveva trovato una bottiglia di vino e dei bicchieri usa e getta dal reparto casalinghi. — Credevo che sarebbero arrivati elicotteri e saccheggiatori, invece è tutto tranquillo.
— Sei rimasta tranquilla anche tu — disse Felix.
— Non volevo attrarre il genere sbagliato di attenzioni.
— Non pensi mai che là fuori potrebbero esserci un sacco di persone che stanno facendo lo stesso? Forse se ci riunissimo potremmo trovare qualcosa da fare.
— Oppure potrebbero tagliarci la gola.
Van annuì. — Non ha tutti i torti.

abook-button-blue

BackupMX

Cerca nel sito