Indice articoli

-> il pentagono è andato/la casa bianca pure
-> I MIEI VICINI VOMITANO SANGUE DAL LORO BALCONE A SAN DIEGO
-> Qualcuno ha fatto crollare il cetriolo1. I banchieri stanno scappando dal centro come topi.
-> Ho sentito che il Ginza sta andando a fuoco.

Felix digitò: Sono a Toronto. Abbiamo appena visto la CN Tower crollare. Ho letto notizie di armi biologiche, qualcosa di molto rapido.

Van lo lesse e disse: — Non puoi sapere quanto sia veloce, Felix. L’esposizione potrebbe essere cominciata anche tre giorni fa.

Felix chiuse gli occhi. — Se così fosse, io e te dovremmo cominciare ad accusare sintomi, credo.

-> Sembra che un’onda elettromagnetica abbia messo fuori gioco Hong Kong e forse anche Parigi… a giudicare dai filmati satellitari sembrano completamente buie, tutti i loro segmenti di rete non routano più
-> Sei a Toronto?
Era un nick sconosciuto.
-> Sì. Front Street.
-> Mia sorella si trova all’UofT e nn riesco a sentirla, puoi kiamarla?
-> I telefoni non funzionano

scrisse Felix, fissando sul cellulare la scritta ERRORE DI RETE.
— Ho un soft phone sul Maggiore McCheese — disse Van, lanciando l’applicazione di voice over ip. — Mi è venuto in mente adesso.

Felix gli prese il portatile e compose il numero di casa.

Fece uno squillo, poi ci fu un suono piatto e belante, simile a una di quelle ambulanze che si vedono nei film italiani.

Alzò lo sguardo su Van e vide le sue magre spalle tremare. Van disse: — Santissima e stronzissima merda. È la fine del mondo.

Felix si staccò da IRC un’ora più tardi. Atlanta era bruciata. Manhattan era radioattiva, abbastanza da fottere tutte le webcam che inquadravano Lincoln Plaza. Diedero tutti la colpa all’Islam finché non fu chiaro che anche La Mecca era un braciere e che i reali sauditi erano stati impiccati davanti ai loro palazzi. A Felix tremavano le mani, Van stava piangendo in silenzio in un angolo lontano della sala. Cercò nuovamente di chiamare casa, poi provò a mettersi in contatto con la polizia. Non ebbe miglior fortuna rispetto ai venti tentativi precedenti. Si collegò in ssh al suo computer del piano di sotto e aprì la casella di posta. Spam, spam, spam. Altro spam. Messaggi automatici. Ecco, un messaggio urgente dal sistema di rilevamento intrusioni dell’armadio della Ardent. Qualcuno stava tentando di entrare nei suoi router ripetutamente e in modo grossolano. L’aggressione non corrispondeva a nessuna firma conosciuta di worm. Seguendo il traceroute scoprì che l’attacco partiva da quello stesso edificio, un piano sotto il suo.

C’erano procedure per situazioni del genere. Fece una scansione delle porte del suo aggressore e trovò la porta 1337 aperta. 1337 stava per “leet”, ovvero “elite” nel codice numeri/lettere degli hacker. Il genere di porte che i worm lasciavano aperte per strisciare dentro e fuori dai computer. Cercò su Google exploit conosciuti che si mettessero in ascolto sulla porta 1337, restrinse il campo utilizzando i dettagli del sistema operativo del server compromesso e infine trovò il colpevole.

Era un worm vetusto, uno per il quale tutte le macchine sarebbero dovute essere protette ormai da anni. Non aveva importanza. Ne aveva il client e lo usò per crearsi un account di root nel sistema, ci si loggò e si diede una guardata in giro.

C’era solo un utente attivo, scaredy, e controllando il monitor dei processi vide che aveva lanciato le centinaia di processi che stavano sondando le sue macchine come molte altre.

Aprì una chat.

-> Smetti di sondare i miei server.

Si aspettò escandescenze, colpa, negazione. Fu sorpreso.

-> Sei nel data center di Front Street?
-> Sì.
-> Cristo, credevo di essere l’unico sopravvissuto. Sono al quarto piano. Credo che là fuori ci sia un attacco biologico. Non voglio lasciare la sala asettica.

Felix emise un lungo sospiro.

-> Mi stavi sondando per farti rintracciare?
-> Già
-> Brillante

Sveglio, il bastardo.

-> Sono al sesto piano. C’è un’altra persona con me.
-> Cosa sapete?

Felix copiò il log della chat IRC e aspettò che il tizio lo digerisse. Van stava in piedi e camminava avanti e indietro. I suoi occhi erano velati.
— Van?
— Mi scappa la pipì.
— Non possiamo aprire la porta. Ho visto una bottiglia di Mountain Dew vuota in quel bidone lì.
— Giusto — disse Van. Camminò come uno zombie fino al bidone e tirò fuori la magnum vuota. Si voltò verso il muro.

-> Mi chiamo Felix
-> Will

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