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Felix prese il Maggiore McCheese dallo zainetto di Van e lo collegò a uno dei cavi ethernet che serpeggiavano lungo tutto il pavimento. Cercò in Google qualcosa che potesse essere collegata a questo. — Prurito — diede come risultato 40.600.000 link. Provò a effettuare ricerche composte e ottenne risultati più precisi.
— Credo che sia un eczema da stress — disse infine Felix.
— No, non ho mai avuto eczemi — disse Van.
Felix gli mostrò disgustose foto di pelli arrossate, irritate e bianco-squamate. — Eczema causato da stress — disse, leggendo la didascalia.
Van si esaminò le braccia. — Ho un eczema — disse.
— Qui dice di tenerlo idratato e di provare ad applicare della crema al cortisone. Dovresti cercare nel kit di pronto soccorso nei bagni del secondo piano. Credo di averne visto un tubetto. — Come tutti gli altri sistemisti, Felix aveva rovistato negli uffici, nei bagni, nelle cucine e nei magazzini, imboscandosi nello zaino un rotolo di carta igienica e tre o quattro barrette energetiche. Vigeva il tacito accordo di spartirsi il cibo della caffetteria, ma ogni sistemista scrutava gli altri alla ricerca di segni di ingordigie o razzie. Tutti erano convinti che la gente prendesse le cose di nascosto, e questo perché quando nessuno li guardava erano loro stessi a farlo.
Van si alzò e quando il suo volto fu illuminato Felix notò quanto gli occhi fossero gonfi. — Chiederò nella mailing-list se qualcuno ha qualche antistaminico — disse.
Dopo poche ore dalla fine della prima riunione erano state create quattro mailing-list e tre wiki per i sopravvissuti del palazzo, ma nei giorni successivi si erano accordati per usarne una sola. Felix era ancora iscritto a una piccola lista con cinque dei suoi più fidati amici, due dei quali erano intrappolati in datacenter all’estero. Sospettava che anche altri conoscessero persone in situazioni analoghe.
Van si allontanò. — In bocca al lupo per le elezioni — disse, dandogli un buffetto sulla spalla.
Felix si mise in piedi e cominciò a camminare, fermandosi solo per guardare fuori dalle finestre sudicie. Toronto bruciava ancora, forse più di prima. Aveva cercato mailing-list o blog frequentati da abitanti della città, ma gli unici che aveva trovato erano quelli tenuti da altri nerd chiusi in altri datacenter. Era possibile, anzi, probabile, che i sopravvissuti avessero urgenze più grandi rispetto a quella di scrivere in Internet. Il telefono di casa sua per metà del tempo funzionava ancora, ma dopo il secondo giorno aveva smesso di chiamarlo; dopo aver sentito la voce di Kelly nella segreteria per la quindicesima volta era scoppiato a piangere nel mezzo di una riunione. Non era il solo a cui era successo.

Giorno di elezioni. Il momento della verità.

-> Sei nervoso?
-> No,

digitò Felix

-> Non mi interessa molto vincere, se devo essere sincero. Sono solo contento che questa cosa venga fatta. L’alternativa era restare seduti e rigirarsi i pollici, in attesa che arrivasse qualcuno a sfondare la nostra porta d’ingresso.

Il cursore lampeggiava. Queen Kong rispondeva con lentezza, essendo impegnata a tenere a bada la sua banda di Googloidi a spasso per il Googleplex, e facendo il possibile per tenere in piedi il suo datacenter. Tre dei centri oltreoceano erano andati offline e due delle loro sei linee dati ridondanti erano bruciate. Fortunatamente per lei, il numero di ricerche al secondo si era molto abbassato.

-> La Cina c’è ancora

gli scrisse. Queen Kong aveva una grande lavagna con una mappa del mondo colorata a seconda delle ricerche che venivano fatte su Google ogni secondo, e riusciva a farci meraviglie, mostrando con grafici colorati l’evolversi del collasso. Aveva messo a disposizione un sacco di filmati che mostravano come le bombe e il morbo avevano colpito il globo: era evidente l’incremento iniziale di ricerche da parte delle persone che volevano capire cosa stesse succedendo, seguito dal macabro e improvviso decremento dopo che il morbo aveva cominciato a diffondersi.

-> La Cina è circa al novanta per cento dei suoi livelli abituali

Felix scosse il capo.

-> Non puoi credere che siano loro i responsabili
-> No

gli rispose. Cominciò a scrivere ancora qualcosa e si interruppe.

-> No, certo che no. Credo nell’Ipotesi Popovich. Gruppi di stronzi che si usano l’un altro come copertura. Ma la Cina è riuscita a sopprimerli con molta più decisione e velocità di chiunque altro. Forse abbiamo finalmente scoperto a cosa servono i regimi totalitari.

Felix non riuscì a resistere. Scrisse:

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